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1888: Gli albori

Un pugno di case e di stalle abbracciate da campi e vigneti. Una piccola comunità prevalentemente contadina che viveva in autarchia. Questa è la Cureglia del 1888. È in quell’anno che Guglielmo Martinenghi decide di costruire il suo “Canvett “. Ha 34 anni. La sua idea è essenziale: una vasta e fresca cantina a volta, e sopra 2 locali; in più, all’esterno, alcuni tavoli di sasso sotto l’ombra degli alberi, e un campo per il gioco delle bocce. Il ristoro è aperto soltanto il sabato e la domenica. Vengono serviti vino, grappa, gazzose e formaggini. I clienti sono soprattutto uomini che giocano a carte, a bocce o alla morra.

Nel 1895 Guglielmo -che nel frattempo era rimasto vedovo di Orsola Andreoli- si risposa con Marianna Lepori (di Roveredo Capriasca). Avranno 3 figlie: Orsola, che morirà all’età di 4 anni, Luigina, e Modesta. Sono anni quelli difficili per la piccola azienda, che stenta a decollare. Comunque, lentamente, il “canvett da l’Elmo “, tra alti e bassi va avanti. Nel 1904 la comunità curegliese elegge Guglielmo suo sindaco. Occuperà la carica fino al 1911.

Arriva la Prima guerra mondiale. Il grotto è identico agli anni precedenti, ma vengono introdotti la birra e il Barbera. Per il vino, Guglielmo Martinenghi va a prendere l’uva in Piemonte, ad Asti, con lunghi ed estenuanti viaggi sul carro trainato da buoi. I preziosi grappoli vengono messi nella navascia, un grosso contenitore di legno di castagno lungo circa 3 metri. Per i bambini del paese, il suo ritorno è una gioia; l’uva viene pigiata a piedi nudi dentro la navascia e poi vinificata.

1920 - 1950: I primi miglioramenti

Guglielmo muore all’età di 70 anni. È il 1924, e la gestione passa alla vedova Marianna. “Ul canvett da la Jana “, come viene chiamato dagli avventori, è diretto da questa donna dal volto asciutto e di gran carattere, aiutata dalla figlia Modesta. Sono tempi duri e per sbarcare il lunario si alleva il baco da seta. Verso la fine degli anni Trenta, Marianna cede la proprietà a Giuseppe Masoni, marito di sua figlia Luigina. Al fabbricato viene aggiunto un piano d’abitazione.

Alla morte di Marianna Martinenghi nel 1950, il Grotto Ticinese è gestito dalla figlia minore Modesta, maritata a Elvezio Crivelli; la coppia ha 2 figli, Guglielmo e Anna Maria. Ed è proprio con l’aiuto di Anna Maria che Modesta realizza il cambiamento più grande dalla nascita del Grotto. Dai soli sabato e domenica si passa all’apertura quotidiana; a questo, aggiungono un sostanziale arricchimento dell’offerta delle bibite, e vengono introdotti spuntini di salumi, formaggini e altro ancora. Il Grotto diventa il punto di riferimento di diverse società: da quella di calcio, al Corpo pompieri, da quella di tiro ad altre ancora. Ogni anno si organizzano feste campestri, gare di bocce, e di ballo. Nella frescura delle serate d’estate, il silenzio totale nelle gare di bocce porta un’atmosfera magica. Negli anni Cinquanta i divertimenti sono pochi; per questo la partecipazione della gente del paese è grande e molto sentita. Nel 1965 Modesta e Elvezio Crivelli riacquistano l’intera proprietà del Grotto Ticinese, che fu dei genitori di Modesta, Guglielmo e Marianna.

1970: Varietà culinaria e cambiamenti

Modesta muore nel 1970. L’anno successivo il Grotto è preso in gerenza dal figlio Guglielmo con la moglie Jvonne. Il Grotto compie un salto di professionalità e qualità. La gamma di bevande alcoliche in offerta si arricchisce, e il caffè del “padelin” lascia il posto all’espresso. La grossa novità, è però l’introduzione di alcuni piatti caldi: un buon minestrone, gnocchi, e soprattutto una ricca grigliata.

1980: 100 anni del Grotto Ticinese

Siamo nel 1981, e i proprietari Guglielmo Crivelli e la sorella Anna Maria Brilli decidono di fare una prima ristrutturazione, a cui ne segue una seconda nel 2002, e che portano al ritrovo una nuova cucina e una sala da pranzo.

Nel frattempo, nel 1983, la gerenza passa a Patrizia e Marcello Covini; mentre dal 2004 al 2019 si succedono varie società.

2020: Quarta generazione di attività famigliare

Arriviamo così al 2020. Nicola Brilli, figlio di Anna Maria e Piergiorgio, rileva il Grotto Ticinese e lo gestisce insieme a sua moglie Ana e ai figli Francesco e Daniele.

Oggi siamo dunque alla quarta generazione di attività famigliare, portata avanti con amore e intraprendenza fin dall’esordio, nel 1888, da Guglielmo Martinenghi, bisnonno di Nicola.

Una piccola e simpatica saga di un’operosa famiglia curegliese.